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domenica 2 luglio 2017

Filippine – Un anno di presidenza Duterte: un disastro per i diritti umani

il21.it
Manila – Nel primo anno di presidenza nelle Filippine, Rodrigo Duterte e la sua amministrazione “sono stati responsabili di una vasta gamma di violazioni dei diritti umani, intimidazioni e arresti di personalità critiche, instaurando un clima privo di legge”.


Lo afferma una nota di Amnesty International ricordando che il 30 giugno 2016 il Rodrigo Duterete ha assunto ufficialmente i poteri di presidente. Amnesty cita “la violenta campagna governativa contro la droga che ha causato migliaia di esecuzioni extragiudiziali, persino più di quante se ne contarono durante il regime omicida di Ferdinando Marcos dal 1972 al 1981”.
“Duterte – recita la nota di Amnesty inviata a Fides – è salito al potere con la promessa di porre fine alla criminalità. Invece, migliaia di persone sono state uccise da, o per conto di una polizia che agisce al di fuori della legge, su ordine di un presidente che non ha mostrato altro che disprezzo per i diritti umani e per coloro che li difendono”.
“La violenta campagna di Duterte ha trasformato il paese in un luogo ancora più pericoloso, ha compromesso lo stato di diritto e consegnato al suo ideatore la fama di leader colpevole della morte di migliaia di suoi cittadini”, ha dichiarato James Gomez, direttore di Amnesty International per il Sudest Asiatico e il Pacifico

A febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un rapporto in cui denunciava come la polizia si fosse trasformata in un’impresa criminale, uccidendo persone per lo più povere sospettate di consumare o vendere droga, assoldando sicari, impossessandosi dei beni delle persone uccise, collocando false prove sui loro cadaveri e rimanendo del tutto impunita. 

“Il governo di Duterte evita a ogni livello di assumersi le responsabilità. Non ci sono indagini credibili a livello nazionale e non c’è collaborazione col Relatore speciale Onu”, ha sottolineato Gomez.

La medesima posizione viene espressa da “Human Rights Watch” /HRW) che rileva come il presidente Rodrigo Duterte abbia “scatenato una calamità per diritti umani nelle nel suo primo anno in carica”. 

HRW nota “un brusco calo nel rispetto dei diritti fondamentali” e ricorda che le forze di sicurezza e “uomini armati non identificati” hanno ucciso almeno 7.000 tossicodipendenti sospetti a partire dal 1 ° luglio 2016, mentre l’amministrazione Duterte “ha respinto tutti gli appelli nazionali e internazionali per accertare gli abusi”.

“Duterte si è insediato promettendo di proteggere l’ordine pubblico e i diritti umani, e ha passato invece il suo primo anno in carica come un istigatore turbolento di una campagna di uccisioni illegali” afferma Phelim Kine, vice direttore per l’Asia di HRW che, tramite indagini sul campo, ha confermato il tentativo di “dare una parvenza di legalità a esecuzioni extragiudiziali che possono equivalere a crimini contro l’umanità”. 

Le Ong rilevano “il disprezzo del governo di Duterte per il diritto internazionale” anche nel tentativo di reintrodurre la pena di morte per i reati di droga e invitano il Senato delle Filippine a respingere questo tentativo. 

L’Ong filippina “Karapatan” ricorda inoltre l’uccisione extragiudiziale di 64 attivisti per i diritti umani diritti e critica l’imposizione della legge marziale sull’intera isola di MIndanao, che sta legittimando le forze militari a mettere in atto metodi repressivi, torture e abusi dei diritti umani, denunciati anche alla Corte Suprema.

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