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lunedì 28 agosto 2017

Papa Francesco andrà in Myanmar e in Bangladesh. Appello per i Rohingya.

AsiaNews
L’annuncio dato oggi dalla Sala stampa e in contemporanea a Dakha e Yangon. Dal 27 al 30 novembre Francesco visiterà Yangon e Nay Pyi Taw. Dal 30 novembre al 2 dicembre visiterà Dhaka. L’appello di ieri sulla persecuzione dei Rohingya.


Papa Francesco si recherà in Myanmar dal 27 al 30 novembre prossimi e dal 30 novembre al 2 dicembre sarà in Bangladesh: lo ha annunciato stamane la Sala stampa vaticana aggiungendo che il pontefice ha accolto “l’invito dei rispettivi Capi di Stato e Vescovi”. In Myanmar il pontefice visiterà la città di Yangon e la nuova capitale Nay Pyi Taw.

Per il Bangladesh, la Sala stampa dice solo che egli visiterà la città di Dhaka, ma che il programma dettagliato del viaggio “sarà pubblicato prossimamente”.

Un possibile viaggio in Bangladesh era stato ventilato dallo stesso pontefice nell’ottobre 2016. A dicembre dello stesso anno, la premier bangladeshi aveva inviato una lettera al papa per invitarlo nel suo Paese.

Insieme al Bangladesh, il papa pensava di poter visitare l’India e su questo vi sono stati dei passi da parte della nunziatura di Delhi e da parte del governo indiano. Ma è molto probabile che la crescita di incidenti ad opera dei fondamentalisti nazionalisti indù contro i cristiani abbia costretto a rimandare questa tappa.

L’occasione della tappa in Myanmar è cresciuta durante questo anno: in marzo sono state riallacciate le relazioni diplomatiche fra Santa Sede e Myanmar; in maggio è giunta in Vaticano Aung San Suu Kyi, in funzione di ministro degli esteri del Paese.

La Chiesa cattolica dei due Paesi ha caratteristiche simili, soprattutto per il numero: in Bangladesh, Paese con oltre 160 milioni di abitanti, i cattolici sono meno di 400mila (circa lo 0,3%); in Myanmar, su una popolazione di 50 milioni, i cattolici sono circa 600mila (poco più dell’1%). In entrambi i Paesi i fedeli appartengono soprattutto alle minoranze etniche, spesso emarginate dalle maggioranze bangladeshi e musulmane, o birmane e buddiste. Ma in entrambi i casi la Chiesa cattolica sta dando un contributo essenziale allo sviluppo dei due Paesi, in forte crescita, pur con gli scossoni provocati dal terrorismo islamico a Dhaka e dalle guerriglie con le minorane etniche in Myanmar.

Un problema comune è quello della minoranza Rohingya: migranti di origine bengalese che vivono in Myanmar senza diritto di cittadinanza. Da alcuni anni gruppi nazionalisti, con scontri e violenze, cercano di ricacciarli in Bangladesh, ma le autorità di Dhaka si rifiutano di accoglierli. Nei giorni scorsi gruppi armati di Rohingya hanno assaltato alcuni militari e poliziotti. In risposta l’esercito ha cacciato centinaia di Rohingya in Bangladesh, ma la polizia di frontiera del Paese li ha ricacciati indietro, sotto il fuoco dei militari birmani. Diverse decine sono stati uccisi.

Proprio ieri papa Francesco ha lanciato un appello contro la “persecuzione” della minoranza. Dopo aver ricordato le vittime delle alluvioni in Bangladesh e India del sud, egli ha detto: “Sono arrivate tristi notizie sulla persecuzione della minoranza religiosa i nostri fratelli Rohingya. Vorrei esprimere tutta la mia vicinanza a loro; e tutti noi chiediamo al Signore di salvarli e suscitare uomini e donne di buona volontà in loro aiuto, che diano loro i pieni diritti. Preghiamo anche per i fratelli Rohingya” e ha fatto una pausa di silenzio.

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