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domenica 27 agosto 2017

Il Brasile vende l’Amazzonia ai cercatori d’oro. Sarà disastro ambientale

Remocontro
Via libera del governo Temer alle trivelle nell’area protetta di Renca: «Faremo ripartire il Paese». Gli ambientalisti: «Sarà una catastrofe».
Secondo i dati dell’Istituto di ricerca sull’Ambiente brasiliano, tra agosto 2015 e luglio 2016 sono andati perduti circa 8000 chilometri quadri di foresta Amazzonica.
La corsa all’oro.


Un’immensa riserva naturale dell’Amazzonia grande quanto Lombardia e Piemonte assieme, si prepara a diventare nuova terra di conquista dei cercatori d’oro. Un angolo della foresta all’estremo nord del Paese, non lontano dalla foce del Rio delle Amazzoni, un’enorme area di 46.000 chilometri quadrati smetterà, dopo oltre trent’anni, di essere protetta e viene aperta allo sfruttamento minerario. Il via libera dal presidente brasiliano Michel Temer, che ha abolito la National Reserve de la Renca, aprendo alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi.

«Attrarre investimenti nel Paese e a creare nuovi posti di lavoro, nel rispetto della sostenibilità ambientale», prova convincere il ministero per l’Estrazione e l’Energia, precisando che nove aree della riserva, incluse quelle abitate dalle popolazioni indigene, «continueranno ad essere tutelate».
«Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni», accusa il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione. «Nemmeno la Transamazzonica [strada costruita negli anni 70, ndr] è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto».

L’ira degli ambientalisti
Secondo un recente rapporto del Wwf, la principale area di interesse per l’estrazione di rame e di oro si trova proprio in una delle aree protette, la Riserva Biologica di Maicuru, «popolata da comunità indigene di varie etnie che vivono in isolamento», e una corsa all’oro nella regione potrebbe «creare danni irreversibili a queste culture».
Secondo i dati dell’Inpe, l’Istituto di ricerca sull’Ambiente brasiliano, tra agosto 2015 e luglio 2016 sono andati perduti circa 8000 chilometri quadri di foresta Amazzonica, pari a oltre cinque volte l’area di Londra. Nell’arco di appena dodici mesi il tasso di deforestazione è cresciuto del 29 per cento: per ritrovare cifre simili bisogna tornare al 2008.
Il governo Temer assicura che le trivelle saranno autorizzate ad operare soltanto in un’area pari al 30 per cento dell’ex riserva naturale, la cui superficie totale supera per estensione la Danimarca.

La dittatura ‘ecologica’
Fondata nel 1984 sotto l’allora dittatura militare, la riserva di Renca fu vincolata ad area protetta più per ragioni strategiche che ambientali, perché restasse nell’orbita dello Stato. Da allora le pressioni delle società minerarie, da ogni parte del mondo, non si sono mai fermate. Secondo gli esperti, si tratta di una delle aree più ricche di minerali del continente sud americano. Con il governo Temer la concessione è arrivata. Presidente mai eletto, Temer, succeduto a Dilma Rousseff dopo la discussa cacciata della presidente, agisce con grande spregiudicatezza. Anche per lui guai giudiziari, una pesante accusa di corruzione in una inchiesta che ha già portato in carcere dirigenti statali e delle principali multinazionali brasiliane del settore petrolifero, quindi ha fretta. Mentre la magistratura cerca di contenere la frana corruttiva che travolge il Brasile, Temer annuncia di voler dare il via libera alle trivellazioni di compagnie nazionali e straniere in ben 20.000 siti minerari distribuiti in 400 parchi nazionali.

Lula da Silva e Dilma Rousseff
«Lula da Silva e Dilma Rousseff erano molto più attenti a salvaguardare il nostro patrimonio naturale», lamentano gli attivisti del partito dei Lavoratori finito dell’opposizione dopo la caduta dei due suoi ex presidenti e leader. Da quando Michel Temer, al potere con una alleanza di destra dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nell’agosto 2016 , ha superato l’ostacolo di un voto di autorizzazione a procedere del Parlamento per accuse di corruzione, il governo ha premuto l’acceleratore in una serie di misure sociali ed economiche tutte gradite agli imprenditori e ai mercati finanziari, come le riforme del lavoro e della previdenza, e una nuova ondata di privatizzazioni.
Insieme all’apertura della riserva amazzonica, Temer ha annunciato difatti la vendita di azioni della Eletrobras, l’Enel brasiliana, e la cessione ai privati di strade e aeroporti.

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