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giovedì 15 giugno 2017

Australia. Migranti: risarcimento record per richiedenti asilo detenuti in isola del Pacifico, per mettere a tacere gravi violazioni dei diritti umani.

Ansa
Un'azione collettiva di risarcimento danni per oltre 1.900 profughi e richiedenti asilo destinati all'Australia detenuti nell'isola di Manus in Papua Nuova Guinea nel Pacifico, si è conclusa con un accordo extragiudiziale per oltre 70 milioni di dollari australiani (49 milioni di euro), più costi legali per 20 milioni di dollari, il risarcimento più oneroso in materia di diritti umani nella storia australiana. 

Migranti detenuti nel campo Manus in Papua Nuova Guinea
I loro legali sostengono che l'Australia ha violato gli obblighi di assistenza (duty of care), tenendo i detenuti in condizioni che hanno causato danni fisici e psicologici. L'azione collettiva era stata avviata per conto di persone detenute nel centro fra il 2012 e il 2014. 

Il governo conservatore di Canberra ha concordato il risarcimento piuttosto che procedere con un processo di almeno sei mesi davanti alla Corte Suprema di Melbourne, che avrebbe richiesto deposizioni di 200 testimoni riguardo ad abusi sessuali e fisici sistematici, fra cui un omicidio per mano di guardie del centro durante disordini, oltre a trattamenti medici inadeguati che hanno portato a lesioni e decessi.

Il centro di detenzione stabilito a Manus dall'Australia, che si affianca a quello nel piccolo stato-isola di Nauru, un anno fa era stato definito incostituzionale della Corte Suprema di Papua Nuova Guinea, che ha dichiarato illegale la detenzione. 

La sua chiusura è programmata per il prossimo ottobre e rimane operativo ospitando quasi 900 uomini, il cui futuro rimane del tutto incerto, dato che l'Australia ha finora escluso di accoglierli. Il ministro dell'Immigrazione Peter Dutton ha affermato che l'accordo non costituisce ammissione di responsabilità e che il governo "respinge decisamente le rivendicazioni avanzate in questi procedimenti", spiegando che il governo è tenuto a "evitare, prevenire e limitare la portata di costosi procedimenti legali".
Le organizzazioni per i diritti umani accusano invece Canberra di aver accettato l'accordo come prezzo del silenzio per evitare che emergessero in udienze pubbliche evidenze di violazioni nei centri che sono coperti da totale segretezza. Il direttore del Centro legale per i diritti umani, Daniel Webb, ha detto che il caso è "una concessione importante e attesa a lungo che notoriamente ha causato danni profondi a persone innocenti verso cui l'Australia aveva obblighi di assistenza". E ha aggiunto che i profughi detenuti a Manus e a Nauru dovrebbero essere accolti al più presto in Australia.

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