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mercoledì 20 luglio 2016

Vietnam - Rapporto Amnesty: Tortura e sparizioni nelle carceri ai prigionieri di coscienza

Corriere della Sera
Un nuovo rapporto pubblicato da Amnesty International denuncia la tortura e altri sconvolgenti trattamenti di prigionieri di coscienza nella rete segreta delle prigioni del Vietnam, uno dei paesi più impenetrabili dell'Asia ai controlli internazionali sulla situazione dei diritti umani. 

Il rapporto si basa su un anno di ricerche, comprese più di 150 ore di interviste con 18 ex-prigionieri di coscienza, alcuni dei quali hanno passato anche 10 anni in carcere.
Tutti hanno riferito di aver trascorso periodi di tempo da un mese a due anni in detenzione non riconosciuta dalle autorità: ossia di essere stati dei "desaparecidos". Cinque di loro hanno raccontato di aver passato lunghi periodi di tempo in isolamento completo e al buio, in celle fetide prive di servizi igienici, ventilazione e acqua potabile. A due degli ex-prigionieri non è stato comunicato che le loro madri erano decedute.

Un'altra madre si è immolata di fronte alla sede del governo per protestare contro il divieto di vedere sua figlia, Ta Phong Tan, blogger e attivista per i diritti umani, che ha trascorso quattro anni in carcere. 

L'isolamento è, paradossalmente, la condizione migliore di detenzione. Molti ex detenuti hanno riferito di essere stati assegnati alle cosiddette "antenne", prigionieri costretti a collaborare con la direzione del carcere e spinti ad aggredite i compagni di cella. 

C'è poi il capitolo delle torture: pestaggi fino a perdere coscienza, diniego di cure mediche, iniezioni di droghe o altre sostanze sconosciute che causavano perdita temporanea della memoria o della capacità di parlare o pensare correttamente.
Una delle storie più toccanti contenute nel rapporto di Amnesty International è quella di "Dar", appartenente alla minoranza etnica montagnard, che ha passato cinque anni in carcere a causa del suo attivismo in favore dei diritti umani e della libertà di religione. Per 10 mesi dei 60 mesi di prigionia, "Dar" è stato tenuto in isolamento totale, in una minuscola cella, al buio e nel silenzio completo. Nei primi 60 giorni, è stato trascinato fuori dalla cella quotidianamente per essere interrogato e torturato: pestaggi con bastoni, tubi di plastica, calci e pugni; scariche elettriche, obbligo di rimanere in posizioni dolorose anche per otto ore di seguito.
A volte, gli addetti agli interrogatori accendevano un pezzo di carta che veniva poi messo a contatto con le sue gambe, provocando ustioni. Una volta è stato appeso al soffitto per 15 minuti e picchiato selvaggiamente. 

In questo periodo il parlamento vietnamita sta esaminando una serie di proposte di modifica al codice di procedura penale e al codice penale. Un'occasione da non perdere per allineare la legislazione interna agli standard internazionali, per introdurre il divieto di tortura nella legge e farlo rispettare nella prassi e per punire i responsabili di sparizioni e torture.

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