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sabato 9 aprile 2016

Tre professoresse di italiano aprono scuola in Libia: "La cultura può sconfiggere il terrorismo"

Blog Diritti Umani - Human Rights
Marzia Sapienza è di Sapri, Alia Tlessi ha la madre toscana e il papà libico e una figlia, Nour. Queste tre donne insegnano italiano a Tripoli. Lavoravano all'Istituto di Cultura che ha chiuso il 15 febbraio insieme all'ambasciata e al consolato. Ma loro non si sono arrese e hanno aperto una piccola scuola privata, occupando i locali di un asilo, chiuso di pomeriggio.
Studenti tripolini con le insegnanti italiane davanti alla scuola
La loro storia che si intreccia con quella di tanti libici che amano l'Italia. Dalla scuola di italiano "più pazza del mondo" le tre professoresse lanciano un appello ai connazionali: 
"C'è una sola richiesta che tutti facciamo all'Italia: non pensate alle armi, ai soldati ai cacciabombardieri. Riaprite l'Istituto di Cultura, riaprite il consolato e le scuole di italiano, tornate ad aiutare i giovani, le donne, la società di civile. Fate programmi civili per aiutare i libici a fare la pace, fate programmi per riabilitare i nostri ospedali, le scuole, i servizi. Fate questo e sconfiggeremo i terroristi meglio di quanto pensate".
Nei periodi di calma la scuola ospita fino a 70 studenti, tutti attratti dall'amore per l'Italia e l'italiano. Alia, di origini toscane, a Natale ha insegnato agli studenti a giocare a tombola, a preparare il torrone e la pizza. Sua figlia, Nour, è un medico, la mattina lavora in ospedale e il pomeriggio insegna italiano.

Sicuramente non è la soluzione all'intricata situazione che si vive in Libia, ma è una iniziativa che può aiutare ad orientare le scelte che si stanno mettendo in atto mentre 'Italia e altri paesi cercano di capire come aiutare questo paese.

ES

Fonte: La Repubblica

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