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sabato 26 dicembre 2015

Arabia Saudita, 15 anni di prigione attivista per i diritti umani Waleed, avvocato del blogger Raif Badawi

Corriere Sociale
Roma – Waleed, 36 anni, avvocato e fondatore nel 2008 dell’organizzazione Osservatori dei diritti umani in Arabia Saudita, è stato condannato a 15 anni di prigione per il suo “attivismo pacifico”. 

Waleed Abu al-Khair
Da ultimo ha difeso Raif Badawi, fondatore del forum “Free Saudi Liberals”, un sito creato anch’esso nel 2008 per discutere del ruolo della religione nel Paese – che è sottoposto all’islam wahhabita, l’islam nella sua “versione” più rigorosa –. Raif, cognato di Waleed, è statocondannato il 7 maggio del 2014 dal tribunale di Gedda a 10 anni di carcere e a 1000 fustate in piazza con l’accusa di blasfemia nei confronti dell’islam, per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d’espressione, tra l’altro criticando la muttawwi’a, la polizia religiosa che “pattuglia” le strade in Arabia Saudita – ragion per cui a Raif è stato recentemente conferito dal Parlamento europeo a Strasburgo il premio Sakharov per la libertà di pensiero, ritirato per lui dalla moglie Ensaf Haidar .

Il suo avvocato, nome completo Waleed Abu al-Khair, ha affrontato vessazioni e minacce. Le autorità saudite lo hanno giudicato colpevole di danneggiare la reputazione del regno, di insultare la magistratura e di altre accuse in base ad una cosiddetta “legge anti-terrorismo”.

In prigione, Waleed è stato picchiato e tenuto in isolamento. Soffre di diabete e non gli viene consentito di vedere regolarmente la moglie Samar, a sua volta attivista dei diritti umani, e la loro bambina.

Ma Waleed “non è un terrorista. E’ un prigioniero di coscienza e dovrebbe poter ricongiungersi con la sua famiglia”,spiega un appello di Amnesty International, che chiede una semplice firma per rivolgersi – o almeno provarci – al re dell’Arabia Saudita – la stessa che l’Onu ha scelto come presidente per il suo Consiglio dei Diritti Umani – perché il giovane venga immediatamente rilasciato.

Il sito di Amnesty ha anche ospitato una lettera di Samar Badawi, la quale spiega ai Sauditi che suo marito “è stato imprigionato perché voi possiate vivere liberi; ha affrontato i tiranni per rivendicare i vostri diritti; ha affrontato i suoi oppressori dicendo loro che non avrebbe tollerato la loro repressione. Ricordate che la storia non dimentica, esalterà coloro che hanno lottato per la libertà e metterà da parte la memoria di coloro che hanno ceduto ad una vita di umiliazione e schiavitù”.

Lo stesso auspicio di libertà è stato più volte lanciato da Amnesty International per Raif Badawi e gli altri attivisti condannati con lui: Suliaman al-Rashudi, Abdullah al-Hamid, Mohammed al-Qahtani, Abdulaziz al-Khodr, Mohammed al-Bajadi, Fowzan al-Harbi, Abdulrahman al-Hamid, Saleh al-Ashwan, Omar al-Sa’id e Fadhel al-Manasif.

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