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domenica 27 dicembre 2015

26 dicembre - Pranzo in carcere con 200 detenuti di Regina Coeli con Sant’Egidio

Corriere della Sera
Dopo il pranzo di Natale imbandito per seicento bisognosi nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Santo Stefano la Comunità di Sant’Egidio supera le sbarre del carcere per condividere le festività anche con i detenuti. Il 26 dicembre, infatti, i volontari hanno organizzato nel penitenziario di Regina Coeli un pranzo con duecento reclusi ."




Le condizioni di vita in carcere
Era il 26 dicembre del 1958 quando papa Giovanni XXIII (da poco eletto) varcò per la prima volta la soglia di Regina Coeli e incontrò i detenuti del carcere di via della Lungara. Lì fece uno storico discorso pieno di speranza e misericordia: «Sono venuto, mi avete veduto, ho messo i miei occhi nei vostri occhi e il cuor mio vicino ai vostri cuori». La comunità di Sant’Egidio ricorda quella storica visita con un pranzo nella rotonda del penitenziario insieme con i carcerati. Negli anni, la Comunità ha richiamato l’attenzione sulle condizioni di vita all’interno del penitenziario, dal problema del sovraffollamento ai suicidi.


http://roma.corriere.it/foto-gallery/cronaca/15_dicembre_26/pranzo-natale-detenuti-regina-coeli-2b8426a6-abe1-11e5-98e3-65fc73d21d7d.shtml
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Il Natale dei reclusi
Al pranzo di quest’anno parteciperà anche Mario Marazziti, portavoce della Comunità e presidente della Commissione Affari Sociali della Camera. «All’inizio del Giubileo della Misericordia - spiega - è un privilegio e una responsabilità per me poter vivere con chi è in carcere una festa radicata nei problemi, si, ma anche una occasione per immaginare con chi è recluso, il personale e i responsabili, come essere e cosa fare». Il pranzo non è l’unica iniziativa di Natale organizzata da Sant’Egidio nelle carceri. L’ultima domenica di avvento, il 20, si sono tenute messe a Rebibbia e Regina Coeli, sempre per stare vicino a chi vive ai margini della società 




«Situazione migliorata, ora pensare alla riabilitazione»
«Negli ultimi due anni abbiamo migliorato la vivibilità di condizioni carcerarie che erano diventate degradanti e disumane, controproducenti, per un sovraffollamento sanzionato anche dall’Europa. Adesso bisogna avere il coraggio di invertire con forza la tendenza per fare diventare il carcere un percorso di riabilitazione e non la parentesi tra una detenzione e l’altra» conclude Marazziti.

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