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giovedì 26 marzo 2015

USA - Arizona - Madre innocente 23 anni nel braccio della morte: accusata dell'omicidio del figlio, oggi libera

Rai News
24 marzo 2015 Dopo 23 anni le hanno detto che si erano sbagliati, che aveva ragione lei quando diceva che non era stata lei ad uccidere il figlio Christopher di 4 anni nel 1990 in Arizona. Quei 23 anni Debra Milke, che oggi ne ha 51, li ha passati nel braccio della morte, condannata sulla base delle dichiarazioni di un agente di polizia. Nel 2013 la Corte di Appello ha ribaltato la sentenza e la scorsa settimana è arrivato il verdetto definitvo: è una donna libera.


La prova: la parola dell'agente corrotto
E' stato Armando Saldate - aveva già mentito ai giudici in quattro processi ed era stato più volte accusato di corruzione - ad affermare in aula che lei avesse confessato l'omicidio. Perchè? Non voleva tenere il figlio con sé ma nemmeno lasciarlo con il padre e voleva anche incassare l'assicurazione sulla vita di 5 mila dollari che aveva stipulato per il figlio. La giuria si è basata solo sulle parole di Saldate che sosteneva che Debra Milke avesse confessato. Di quella confessione però non c'erano prove: nessun testimone, registrazione. E Debra Milke è stata costretta a passare 23 anni della sua vita in carcere.

L'omicidio di Christopher
Dopo le feste il bimbo ha chiesto di vedere di nuovo Babbo Natale e il coinquilino della madre, James Styers, lo ha quindi portato nel deserto insieme ad un amico, Roger Scott. Lì, insieme ad un amico, lo ha ucciso con un colpo alla testa. I due sono ancora nel braccio morte mentre Debra Milke è stata considerata il mandante.

Ora la Milke fa causa alla polizia di Phoenix
Lo ha dichiarato il suo avvocato poco dopo la scarcerazione: commossa e finalmente senza fermo alla caviglia, Debra Milke ha deciso di fare causa davanti alla Corte Federale alla polizia di Phoenix inclusi i detective, l'intero dipartimento e la procura. Li accusa di numerose violazioni di diritti civili e di processo ingiusto.

E intanto lo Utah ripristina la fucilazione
Mentre la polizia finisce di nuovo sotto accusa per il caso Milke, la pena di morte torna a declinarsi nel modo più brutale nello stato dello Utah. Il governatore ha infatti deciso di ripristinare il plotone di esecuzione nel caso non possa essere eseguita l'iniezione letale, come già successso, per mancanza di medicinali.

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