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domenica 7 luglio 2013

Papa Francesco a Lampedusa - La Chiesa dei poveri guarda a Sud

Corriere della Sera
L'altare dove celebrerà la messa è costruito con una barca: un pellegrinaggio verso le profondità del dolore
L'isola di Lampedusa ritorna sotto i riflettori,
fortunatamente non per un ennesimo tragico incidente, ma per la visita di papa Francesco. Dalla fine degli anni Novanta l'isola è approdo di tanti sbarchi di disperati provenienti dalle regioni africane in difficoltà. I numerosi relitti di natanti sparsi per l'isola ricordano queste storie dolorose. Tanti sono caduti nel Mediterraneo (se ne contano, per difetto, circa 19.000 dal 1988). Molti hanno perso la vita nei viaggi nel deserto. Un giovane etiopico mi ha raccontato le impressionanti angherie subite nei Paesi di transito, soprattutto in Libia. Dal 1999 al 2012 sono sbarcati nell'isola più di 200.000 persone. Dall'inizio del 2013 ci sono stati circa 4.000 arrivi a Lampedusa. L'isola così vicina all'Africa è il primo approdo europeo. Purtroppo è stata condotta una politica tesa a negare questa realtà, dichiarando il porto «non sicuro» e non restaurando i centri di accoglienza. Scelte di una politica sbandierata come difesa dell'Italia dall'invasione dei migranti, che non fermavano la spinta migratoria, nata in drammatiche situazioni. Anzi l'inadeguatezza delle strutture conduceva a gravissimi disagi per gli abitanti dell'isola e i rifugiati. Fortunatamente si è ovviato a questa incredibile situazione.

Ma c'è qualcosa di più da fare: bisogna riconoscere

Lampedusa come la grande porta dell'Europa verso il Sud. Questo è un passo che l'Italia deve compiere con l'Europa, verso cui sono diretti larga parte dei rifugiati. Non basta lavorare per creare centri in Libia, come fa l'Unione. Occorre un'assunzione europea della responsabilità verso i flussi diretti al continente. Italia, Spagna, Grecia e Malta (preoccupata di essere invasa dai rifugiati) sono i Paesi di ingresso per l'Europa. Lampedusa ne è realmente e simbolicamente la porta. La porta di una casa comune, non solo un lembo d'Italia.

Sorprendentemente papa Francesco compie qui il primo viaggio fuori Roma. Nei primi cento giorni di pontificato, Giovanni Paolo II visitò Assisi e poi andò in Messico. Benedetto XVI si recò a Bari per il congresso eucaristico italiano. La scelta di Bergoglio è particolare. Si reca sull'estrema frontiera meridionale dell'Europa. Questi lembi d'Italia sono stati per un millennio una frontiera storica, quella della finis christianitatis a contatto con l'islam. È stato un confine segnato da tanti scontri, spesso un muro immateriale ma reale tra due mondi antagonistici. Oggi tutto è cambiato. Con le rivolte arabe, i recenti fatti in Egitto e la guerra in Siria, il Mediterraneo è tornato politicamente turbinoso. Il grande Sud, con i suoi drammi umani e sociali che provocano le migrazioni, il terrorismo e l'instabilità dei Paesi arabi, rappresenta una incognita per i Paesi europei.

Francesco va per la prima volta da Papa verso Sud. Non va a consacrare una frontiera, ma a pregare per i caduti in mare. Getta così il suo sguardo verso il grande Sud: le miserie, le guerre, il fondamentalismo, ma anche la contraddizione tra grandi ricchezze e povertà. Lo fa a partire dal dolore dei migranti, in modo conseguente rispetto alla scelta di una Chiesa povera, amica dei poveri. Per lui, guardare ai poveri non è esclusivista, ma anzi la premessa di uno sguardo universale. È qualcosa che bisogna cominciare a capire. Nel suo viaggio ha tagliato le formalità protocollari che accompagnano una visita papale, come la presenza di ministri e autorità, anche dei vescovi siciliani. La priorità sono i caduti, i rifugiati, gli abitanti di Lampedusa e gli italiani che hanno partecipato ai soccorsi. Il Papa vuole scendere nelle profondità del dolore che si concentra in quest'isola. Gli sarà donato un pastorale fatto con il legno delle barche, mentre l'altare dove celebrerà la Messa è costruito con una barca. Questo pellegrinaggio del Papa verso il dolore del Sud del mondo, per nulla politico e ufficiale, è un gesto che colloca la Chiesa di Roma, sensibile e misericordiosa, su una delle più complicate e mobili frontiere del mondo. La coscienza europea può cogliere un importante segnale da questo breve spostamento che, simbolicamente, è quasi il primo viaggio internazionale di papa Bergoglio.

Andrea Riccardi

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