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lunedì 27 marzo 2017

Londra: catena umana delle donne musulmane per condannare l'orrendo attentato

Blog Diritti umani - Human Rigths
Centinaia di donne hanno formato una catena umana lungo Westminster Bridge, ieri sera, per ricordare le vittime dell'attentato del 22 marzo.

Quattro giorni dopo l'attacco che ha scosso Londra, le donne di diversa provenienza si sono riunite in solidarietà per condannare il crimine orribile e mostrare l'unità di fronte al terrore.

Molte delle presenti erano musulmane, vestite di blu come simbolo di speranza e di pace.

Ayesha Malik, una madre di 34 anni con due figli ha detto: "Come musulmana, penso che sia importante mostrare solidarietà con i principi che stanno a cuore a tutti noi, i principi di pluralismo, diversità ..."

Ruanda: oppositrice Illuminée Iragena scoparsa da un anno. Governo tace.

Corriere della Sera
Illuminée Iragena amici, colleghi e parenti l’hanno vista viva per l’ultima volta esattamente un anno fa, il 26 marzo 2016, mentre come ogni giorno si stava recando al lavoro: all’ospedale re Faisal di Kigali, la capitale del Ruanda.

Illuminée Iragena
Un anno fa, i suoi familiari hanno denunciato la sua scomparsa alla polizia ma da allora non hanno ricevuto alcuna risposta ufficiale. Stesso silenzio nei confronti delle organizzazioni per i diritti umani che hanno chiesto sue notizie.

Era un’infermiera, Illuminée, ma non solo. Nel 2008 si era candidata al parlamento per il Partito socialdemocratico, un gruppo di opposizione. Poi era entrata in un altro movimento, non riconosciuto dal governo, le Forze democratiche unite-Inkingi, di cui suo marito Martin Ntavuka è stato il rappresentante a Kigali. In passato entrambi erano stati arrestati per ragioni politiche.
Ma non c’è solo questo.
Un’altra esponente dell’Fdu-Inkingi, Léonille Gasengayire, è stata arrestata lo stesso giorno della sparizione di Illuminée. Rilasciata dopo tre giorni, è stata nuovamente fermata ad agosto e accusata di insurrezione. Pochi giorni fa, il 23 marzo, è stata prosciolta ed è tornata in libertà.

Sia Illuminée che Léonille andavano regolarmente in carcere a trovare la leader dell’Fdu-Inkingi, Victoire Ingabire, che sta scontando una condanna a 15 anni di carcere per terrorismo e minimizzazione del genocidio del 1994.

Per finire, quello di Illuminée non è l’unico caso di sparizione.
John Ndabarasa, giornalista radiofonico, è “riappaerso” il 6 marzo dopo che se ne erano perse le tracce il 7 agosto scorso.

A febbraio Violette Uwamahoro, moglie di un attivista di un partito fuorilegge, il Congresso nazionale ruandese, è scomparsa per due settimane.

Di Illuminée invece, non abbiamo notizie. Circolano voci che sia stata torturata e assassinata. Il governo tace.

Riccardo Noury

Proteste e tensione a Mosca: arrestato il blogger oppositore Navalny, 500 fermi

Global List
Nel paese 80 manifestazioni contro la corruzione: fermi della polizia anche a Vladivostok
Momenti la tensione e la paura che gli incidenti diventassero qualcosa di ancora più grande. Ma forse tutto è solo rimandato: la polizia russa ha fermato il leader dell'opposizione Alexei Navalny durante una manifestazione indetta dallo stesso Navalny nel centro di Mosca per protestare contro la corruzione. 

L'arresto di Alexei Navalny
L'oppositore politico è stato bloccato in Tverskaya Street e caricarlo su un pulmino. Centinaia di manifestanti sono corsi dietro il mezzo urlando contro la polizia.
Nello stesso tempo centinaia di persone hanno continuato a protestare in piazza Pushkin stanno continuando a gridare slogan: 'Russia libera', 'La corruzione ruba il nostro futuro'.

Il tutto mentre la polizia interveniva: così sono state decine le persone arrestate durante le proteste indette in tutta la Russia, dopo che l'opposizione ha esortato la popolazione a scendere in strada contro la corruzione e per chiedere le dimissioni del premier Dmitry Medvedev.
Alexei Navalni incriminato per violazione della legge sulle proteste
Alexei Navalni è stato incriminato per aver violato l'articolo 20.2 del codice amministrativo russo che regola le procedure per organizzare manifestazioni e cortei.
Lo ha detto un portavoce della polizia di Mosca alla Tass. In base alla suddetta violazione, precisa la Tass, Navalni rischia "una multa, lavori obbligatori o l'arresto", ma sempre per violazione amministrativa.
Oltre 500 persone fermate a Mosca
"Più di 500 persone" sono state fermate durante la manifestazione non autorizzata organizzata da Alexei Navalni a Mosca. Lo ha detto una fonte della polizia alla Tass. "Molte persone si trovano sugli autobus che si stanno dirigendo verso le stazioni di polizia", ha detto la fonte secondo cui la maggior parte "verrà liberata" dopo la contestazione "di violazione amministrativa".
La situazione nel centro di Mosca è calma. Le persone stanno camminando liberamente lungo la via Tverskaya su entrambi i marciapiedi.
Proteste in tutta la Russia
Prima del suo arresto Navalny aveva scritto sul proprio sito che i cortei organizzati erano oltre 80 in tutto il Paese.
Venerdì il Cremlino aveva fatto sapere che le manifestazioni nel centro di Mosca sarebbero state viste come una provocazione illegale. E a Vladivostok almeno 30 manifestanti sono stati fermati in una protesta non autorizzata ma organizzata da centinaia di giovani nella piazza davanti alla stazione centrale.
Centinaia di persone si sono riunite anche nella città di Yekaterinburg nella regione industriali degli Urali.

Migranti: Consiglio Europa, nuova legge: rischio abusi minori in Ungheria

ANSAmed
Strasburgo - La legge ungherese sulla gestione dei confini, entrata in vigore il 24 marzo, "aumenterà le condizioni di già grande vulnerabilità dei minori migranti, aggravando in particolare il rischio per i maggiori di 14 anni di cadere vittime di abusi e sfruttamento sessuale". 


La critica è contenuta in una lettera inviata al primo ministro Victor Orban dal presidente del comitato di Lanzarote, l'organismo del Consiglio d'Europa incaricato di vegliare sulla protezione dei minori dagli abusi e lo sfruttamento sessuale da parte degli Stati. 

Nella lettera il comitato esprime "preoccupazione" nei confronti della legge perché contiene misure contrarie agli obblighi assunti dall'Ungheria con la ratifica della convenzione di Lanzarote. 

In particolare è criticato il fatto che durante le crisi d'emergenza i minori tra i 14 e 18 anni saranno considerati adulti e non potranno beneficiare delle misure di protezione, inclusa la nomina di un tutore legale. Inoltre, osserva il comitato questi minori saranno messi nelle zone di transito "con un rischio aggiunto di divenire vittime di abusi e sfruttamento sessuale". 

Il comitato domanda quindi alle autorità ungheresi di fornire entro un mese una serie di informazioni sulle azioni prese per garantire che tutti i minori non accompagnati godano delle misure di protezione, delle azioni per proteggerli dagli abusi, e sulla situazione dei minori che non richiedono asilo. 

Sulla base delle risposte "il comitato deciderà ulteriori azioni". La lettera del comitato segue alle critiche già rivolte alla legge dal commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa e alla condanna dell'Ungheria da parte della Corte di Strasburgo per la detenzione e l'espulsione in Serbia di 2 richiedenti asilo del Bangladesh.

domenica 26 marzo 2017

Roma: emergenza carcere, da inizio anno secondo suicidio a Regina Coeli

La Repubblica
Ha aspettato che i suoi compagni di cella si addormentassero e poi, nel silenzio della notte, si è tolto la vita. Appeso a una corda attaccata alla grata del bagno. Sono gli agenti penitenziari a scoprire il detenuto che si è suicidato ieri a Regina Coeli. L'uomo, 30 anni, rom di origine bosniaca, era in carcere da agosto. Era in attesa di giudizio per tentato omicidio. 


Quindici giorni fa il detenuto aveva ricevuto una terribile notizia, quella della morte della figlia di un anno. Un duro colpo. Tanto che la direzione dell'istituto penitenziario aveva disposto il trasferimento nel reparto della "grande sorveglianza", un settore all'interno del quale i detenuti dovrebbero essere sottoposti a controlli più rigidi con ispezioni ogni 15 minuti.

Lo spostamento era stato ordinato dalla direzione del carcere, sebbene i medici che l'avevano visitato, in seguito alla morte della figlia, non avevano notato segni di squilibrio. Ieri notte, però, intorno alle 2 e 30, dietro quella porta uno dei quattro letti era vuoto. Il detenuto si era alzato ed era andato in bagno per impiccarsi. Si tratta del secondo suicidio avvenuto a Regina Coeli dall'inizio dell'anno: il 23 febbraio un ragazzo di 22 anni con disturbi psichiatrici si è ucciso nello stesso modo. 

Il giovane era finito dentro per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, dopo essere fuggito dalla Rems nella quale era ricoverato.
"È una nuova tragedia che si ripete nel giro di poche settimane - ha commentato il garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia - non conosco nel dettaglio quest'ultimo caso ma forse bisognerebbe fare più attenzione alla misura cautelare del carcere". I due suicidi sono avvenuti nello stesso reparto: "Si tratta della seconda sezione - rende noto il sindacato della polizia penitenziaria Fns Cisl Lazio - un'area che contiene 170 detenuti con un solo agente a vigilare".

Il bilancio in tutta Italia, nei primi tre mesi del 2017, parla di 14 suicidi e di 19 morti per malattia. "Quella di quest'anno è una situazione ancora più grave rispetto all'anno scorso - ha detto il presidente dell'associazione Antigone Patrizio Gonnella - il numero dei detenuti cresce, e cresce la sofferenza. Se continuiamo di questo passo raddoppieranno rispetto al 2016".

di Francesco Salvatore

"La Somalia sta morendo". 3 milioni di persone soffrono la fame, 370 mila di bambini malnutriti.

La Stampa
Le cifre spaventose: 3 milioni di persone con carenze alimentari, 370 mila di bambini malnutriti. Contro la carestia servono 800 milioni. La Somalia sta morendo. E non è una metafora. L'allarme lanciato da Save the Children, che lavora nello sfortunato Paese del Corno d'Africa da quasi mezzo secolo 


(savethechildren.it/emergenzafame) è accompagnato da cifre spaventose: 6 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto, 3 milioni soffrono di gravi carenze alimentari, 370 mila bambini sono in condizione di "malnutrizione acuta e severa", l'intera popolazione sopravvive a fatica al duplice assedio di fame e colera. 

Se non bastasse l'istantanea di una Spoon River annunciata, bisognerebbe ricordare quanto a lungo fu ignorata la Siria (anche e soprattutto sul piano umanitario) prima che l'esodo dei profughi sulle coste grece costringesse il mondo a guardare, a intervenire (tardivamente) e ad affrontare panico, diffidenza, nuovi muri.
"Tutti i dati indicano che una nuova carestia è alle porte della Somalia e che si annuncia assai peggiore di quella del 2011, quando morirono 250 mila persone" ci dice al telefono da Baidoa l'humanitarian director di Save the Children Daniele Timarco. 


Da tre anni piove pochissimo, il livello di siccità è in aumento, le previsioni stagionali sono negative, l'approvvigionamento di acqua potabile risulta sempre più difficile. 

Timarco ci restituisce la foto di un countdown spietato: "Le famiglie, che in buona parte vivono di pastorizia, stanno svendendo il bestiame già decimato e mangiano i semi dei prossimi raccolti, vale a dire che consumano le riserve del presente ma anche del futuro".
In questa cornice è facile immaginare come le epidemie si diffondano in un baleno, il colera morde il freno (13 mila casi dall'inizio dell'anno) ma si muore anche banalmente di polmonite. E i bambini pagano il prezzo più alto: la Somalia è considerata oggi uno dei luoghi peggiori in assoluto per un minore. 

Le Nazioni Unite hanno chiesto 800 milioni di dollari per fronteggiare l'emergenza, finora ne sono stati raccolti meno della metà. Non bisogna tornare troppo indietro con la memoria per stimare il costo dell'indifferenza: la Siria, ignorata per 4 anni, ha presentato il conto nel 2015, l'Iraq si è associato, lo Yemen, ancora invisibile, sta arrivando. 

La Somalia è nel cono d'ombra, ma attenzione: rispetto ai flussi migratori di domani, dal Corno d'Africa senza pace e dai Paesi travolti dal cambiamento climatico, quelli odierni faranno sorridere (amaramente).

Francesca Paci

Sconfitto Trump: abolizione dell'Obamacare bocciato dai Repubblicani

Ansa
I repubblicani, a corto di voti, ritirano il loro disegno di legge per la riforma sanitaria che doveva sostituire l'Obamacare. Secondo fonti della Cnn, sarebbe stato Trump a chiedere tale mossa. Il voto previsto alla Camera e' quindi annullato.


Lo speaker della Camera Paul Ryan ha confermato in una conferenza stampa che i repubblicani non avevano i voti sufficienti per approvare la loro riforma sanitaria, in particolare per il no dei deputati conservatori del freedom caucus. "Vivremo con l'Obamacare per l'immediato futuro".

"Oggi e' un giorno deludente per noi", "abbiamo deluso le aspettative": lo ha ammesso lo speaker della Camera Paul Ryan in una conferenza stampa dopo il ritiro della riforma sanitaria repubblicana, sul quale Trump "ha concordato". Ma Ryan ha promesso che i repubblicani cercheranno di migliorare la loro proposta, dopo essere "arrivati davvero vicino"

"Oggi e' un grande giorno per il nostro Paese...E' una vittoria per il popolo americano": lo ha detto in una conferenza stampa Nancy Pelosi, leader dei democratici alla Camera, commentando il ritiro della riforma sanitaria repubblicana che avrebbe dovuto sostituire l'Obamacare.