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giovedì 22 febbraio 2018

Siria, l'inferno di Ghouta toglie le parole anche all'Onu e l'urlo del bambino è inascoltato!

Vita
Massacro di civili da parte dei bombardieri del regime per liberare la zona periferica di Damasco da una delle ultime sacche di resistenza delle forze ribelli. Condanna (inutile) delle Nazioni unite e del mondo.
Ghouta: l'urlo inascoltato del bambino!
L'urlo del bambino nella foto è rimasto inascoltato. E forse è già finito anche lui sotto le macerie (la foto riporta a un altro momento di intensi bombardamenti nell'area, del maggio del 2017), per un bombardamento nell'area del Ghouta, estrema periferia della capitale Damasco, Siria. 

Qui le forze governative comandate da Bashar al Assad stanno sganciato bombe per liberare la zona dalla resistenza ribelle ma di fatto stanno colpendo in modo indiscriminato la popolazione civile, con una violenza ancora più inaudita dei già tanti massacri di questi quasi sette anni di guerra in Siria.

"Il bilancio è davvero pesante: dai primi dati raccolti si contano 1.285 feriti e 237 morti in due giorni e mezzo, tra il 18 febbraio e la mattina del 21 febbraio". Lo riportano i cooperanti locali dell'ong Msf, Medici senza frontiere, con un appello straziante alla ricerca di medicine salvavita che mancano quasi del tutto, "anche perche sono stati bombardate 13 strutture tra ospedali e presidi sanitari cittadini in cui operiamo".

L’escalation del conflitto nell’area del Ghouta orientale in Siria ha portato a un enorme flusso di pazienti nelle strutture mediche supportate da Medici Senza Frontiere. "Chiediamo urgentemente al governo della Siria e a tutte le altre parti in conflitto, nonché a tutti i commercianti di Ghouta orientale che dispongono di scorte di medicinali, di renderle immediatamente disponibili per le strutture mediche al solo fine di salvare vite umane", è l'appello di Msf.

Mentre gli Osservatori Onu fanno sapere di "non avere più parole per denunciare quanto sta accadendo a Ghouta e in Siria", arrivano anche le informazioni dagli operatori umanitari di partner locali dell'ong Save the children. 

"Sono più di 350mila i civili intrappolati nell’enclave in mano all’opposizione e corrono gravi rischi per la loro vita. Non si intravvedono segnali che possano far pensare a una fine dei bombardamenti che hanno distrutto le abitazioni costringendo la popolazione a rifugiarsi nei sotterranei. Le strade sono completamente deserte a parte le sirene delle ambulanze che trasportano i feriti in cliniche di fortuna". In alcune parti del Ghouta orientale la distruzione ha infatti raggiunto livelli più elevati di quelli registrati durante il picco della crisi di Aleppo nel 2016.

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Daniele Biella

Ruanda: tagli razioni alimentari, polizia disperde 3 mila rifugiati congolesi nella città di Karongi

Agenzia Nova
Kigali - La polizia del Ruanda in tenuta anti-sommossa ha circondato oggi almeno 3 mila rifugiati congolesi accampati dalla scorsa notte nei pressi della sede dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) della città di Karongi, nell’ovest del paese, per protestare contro la riduzione delle razioni alimentari. 


Le tensioni, come riferiscono fonti delle Nazioni Unite citate dalla stampa locale, sono scoppiate la notte scorsa dopo che i rifugiati ospitati nel campo profughi di Kiziba hanno accusato i militari dell’esercito di aver aperto il fuoco contro di loro, ferendo almeno due persone, quando circa 2 mila persone hanno marciato fuori dal campo per protestare contro i tagli alle razioni. 

Il mese scorso l’Unhcr ha fatto sapere di aver tagliato le razioni a causa della carenza di finanziamenti. Il Ruanda ospita attualmente circa 174 mila rifugiati, di cui 57 mila provenienti dal vicino Burundi, in fuga dalle violenze scoppiate nel 2015.

Israele arresta i primi rifugiati eritrei, così inizia l'operazione deportazione in Ruanda

Il Manifesto
Israele. Dopo la scadenza dell'ultimatum-ricatto di Tel Aviv, i primi sette richiedenti asilo sono finiti in prigione. E il numero degli ordini di deportazione sale: da 200 a 600 in pochi giorni.

Domenica scorsa scadeva l’ultimatum del governo Netanyahu ai primi richiedenti asilo africani, accusati di «infiltrazione illegale in Israele»: deportazione in Ruanda o carcere a tempo indeterminato. Ieri i primi sette rifugiati eritrei, dopo il rifiuto a lasciare Israele, sono stati arrestati.

A denunciare gli arresti sono le organizzazioni israeliane Assaf e Hotline for Refugees: «Questo è il primo passo di un’operazione di deportazione senza precedenti a livello globale». Ora si teme per gli altri, il cui numero è già salito: se domenica si parlava di 200 ordini di deportazione, ieri la stampa parlava di 600.

Iraq - HRW: donne, prima schiave dall'Is, poi condannate a morte da Baghdad

Aki
Iraq: Hrw, Eccessiva Condanna a morte Donna Turca Dell'IS.
Contestati anche gli ergastoli ad altre 11 vedove di jihadisti.

E' eccessiva la condanna a morte decisa da un tribunale iracheno nei confronti di una donna turca condannata a morte per appartenenza al sedicente Stato Islamico (IS), mentre altre undici vedove di jihadisti sono state condannate all'ergastolo. 

A contestare le sentenze è Human Rights Watch (Hrw), che afferma che ''sei mesi dopo che circa 1.400 donne straniere e i loro figli si sono arrese insieme ai combattenti all'Is alle forze di sicurezza, i tribunali iracheni hanno condannato le donne all'ergastolo e anche alla pena di morte, pur non avendo commesso crimini violenti''.
Secondo l'organizzazione le sentenze ''sono solo un indicatore di come le persone colluse con l'Is subiscano processi non equi''. Le dodici donne, undici turche e un'azera di età compresa tra i 20 e i 55 anni, sono state arrestate a Mosul o Tal Afar. I loro mariti sono stati uccisi dalle forze irachene che hanno riconquistato le città dell'Iraq settentrionale dall'Is.

mercoledì 21 febbraio 2018

Per i manifesti «Prima gli italiani» Salvini usa modelli stranieri biondissimi, slovacchi e cechi

Corriere della Sera
La scoperta del sito TheVision: la Lega preferisce puntare su biondissimi slovacchi o cechi per spingere il suo slogan a favore dei connazionali.

Prima gli italiani. Anche se gli slovacchi e i cechi in foto fanno una figura migliore. Deve pensarla così il leader della Lega Matteo Salvini, o quantomeno chi si occupa della sua comunicazione. 

Lo slogan che mette gli interessi dei connazionali — e non più dei soli abitanti del Nord del Paese — in cima alla lista delle priorità ormai lo conosciamo. Quando viene messo sui manifesti per incoraggiare la partecipazione alla manifestazione di sabato, chiamata proprio Prima gli italiani, viene affiancato però a scatti di biondissimi e sorridenti stranieri.
Lo ha scoperto e dimostrato il sito TheVision: madre e figlia ritratte davanti al Duomo di Milano con sguardo acceso di speranza, sono, ad esempio, due modelle ceche dell’agenzia Citalliance. Per rendersene conto è stato sufficiente inserire i volti sul motore di ricerca stock photo everypixel.com. Tutto si può dire alle due modelle di non aver tributato a dovere il BelPaese: ci sono scatti simili a Roma, Pisa e Venezia.
Stesso discorso per padre e figlio, altrettanto protesi in direzione del domani, sempre in Piazza del Duomo. Si tratta dei protagonisti del lavoroVacanze in Italia della fotografa slovacca Soloviova Liudmyla.


Anche i due, probabilmente inconsapevoli di far parte della nostra campagna elettorale, si esibiscono dunque in diverse zone della Penisola.
Per Salvini, insomma, prima gli italiani, anche se nelle foto (di stock) è meglio puntare su biondissimi stranieri. E, anche se, per appendere i manifesti ci si affida a extracomunitari.

Aumenta del 800% in 6 anni la disponibilità dei Comuni italiani ad accogliere rifugiati

Il Manifesto
Aumentano i comuni italiani che hanno aderito al Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), tanto che in sei anni il numero dei posti letto disponibili è passato dai 4 mila del 2011 ai 36 mila del 2017, pari a un aumento dell’800%. A comunicarlo è stato ieri il sindaco di bari e presidente dell’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, Antonio Decaro intervenendo alla prima conferenza nazionale degli operatori Sprar.



Il sistema Sprar rappresenta un importante passo in avanti nel processo di integrazione dei migranti che arrivano in Italia. Per Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato Anci per l’immigrazione, si tratta anzi «dell’unico strumento utile a superare i Cas (Centri di accoglienza straordinaria, ndr) e tutta l’emergenza che ruota intorno alla vicenda migranti, nella consapevolezza che dove ci sono progetti di qualità ci sono anche risposte di qualità».

Il piano messo a punto ormai da mesi dal Viminale in accordo con l’Anci prevede una distribuzione di 2,5 migranti ogni mille abitanti, con correttivi particolari per quanto riguarda i piccoli comuni e le città metropolitane, con in più incentivi per i comuni che decidono di aderire al sistema. «Noi non faremo venire meno il nostro impegno – ha detto ieri Decaro – ma i sindaci non possono essere lasciati soli, è impensabile che il flusso migratorio sia sulle spalle di alcuni sindaci di frontiera».

Presente alla conferenza anche il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione che ha ricordato come «un migrante integrato è una ricchezza, e lo è anche il sistema di accoglienza attivo nel nostro Paese, che non è un business sulla pelle dei migranti e non è neanche una parte dello scenario di Mafia Capitale».

Da Bruxelles intanto arrivano gli ultimi dati di Frontex sul numero degli arrivi in Italia. E l’agenzia europea per il controllo delle frontiere conferma la tendenza al calo (-34% rispetto ai primi 50 giorni del 2017) cominciata a luglio dello scorso anno, anche se a questa non corrisponde «un declino del numero di migranti in attesa di partire» dalla Libia.

Rapporto ONU - diritti umani: sotto attacco chi difende e protegge i migranti.

Osservatorio Diritti
Il nuovo rapporto del relatore speciale Onu sui Difensori dei diritti umani denuncia l'attacco in corso contro chi protegge le persone in movimento. Si parla di processi contro chi dà da mangiare ai migranti, campagne di denigrazione e accuse di vicinanza ai trafficanti. E c'è spazio pure per l'Italia.

Denunce e processi contro chi dà cibo e acqua ai migranti, accuse infondate di collusione con i trafficanti contro le organizzazioni non governative che salvano vite in mare, minacce e aggressioni contro gli operatori di centri che offrono sostegno a migranti e rifugiati, campagne di delegittimazione e stigmatizzazione: come evidenzia il nuovo report «sulla situazione dei difensori dei diritti umani» di Michel Forst, relatore speciale dell’Onu sui Difensori e le difensore dei diritti umani, chi si impegna a proteggere i diritti delle persone in movimento è sempre più sotto attacco.

Pubblicato il 14 febbraio, il report sarà presentato il 1° marzo al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu a Ginevra. Andando oltre le categorie – spesso inappropriate o riduttive – di migranti economici, ambientali, sfollati interni, vittime di tratta, rifugiati o richiedenti asilo, nel report si utilizza la più ampia definizione di difensori dei diritti di persone in movimento (“people on the move“).

Si tratta di una precisazione importante, che sottolinea come ognuna di queste persone– al di là delle motivazioni che l’hanno spinta o costretta a lasciare il proprio Paese – abbia gli stessi diritti e la stessa dignità e come chiunque abbia il diritto a proteggerle e agire in solidarietà con loro.

Xenofobia e razzismo: chi colpisce i difensori dei diritti
Secondo Forst, uno dei principali motivi degli attacchi contro i difensori dei diritti delle persone in movimento è il clima xenofobo e razzista sempre più diffuso e radicato in tutto il mondo:
I leader politici utilizzano le persone in movimento come capro espiatorio, incolpandoli di problemi sociali e politici che hanno ben altra origine. La violenza xenofoba diventa uno strumento per fare campagna elettorale, e i media non fanno altro che riprodurre e amplificare queste narrative semplicistiche e inaccurate».
A peggiorare il quadro, secondo il relatore speciale, sono la «mercificazione» delle persone in movimento (considerate solamente da un deumanizzante punto di vista economico e numerico), l’approccio securitario invece che umanitario al tema della migrazione e un uso repressivo delle leggi sulla cittadinanza e sullo status di residenza che fa sì che vengano negati diritti universali e inalienabili.
Diritti umani in pericolo: chi li difende è “sovversivo”
In questo contesto, con le persone in movimento considerate responsabili di ogni male, chi sta dalla loro parte diventa un facile bersaglio. Gli attacchi ai difensori dei diritti delle persone in movimento si inseriscono in un momento storico in cui è il concetto stesso di “diritti umani” a essere sotto attacco.

In tutto il mondo, infatti, si assiste a un crescente restringimento dello spazio d’azioneper i movimenti e le organizzazioni della società civile. Chiunque difenda i diritti Lgbt, quelli delle donne, dell’ambiente, dei popoli indigeni o dei migranti è considerato una minaccia, perché sfida e cerca di cambiare lo status quo. Difendere i diritti non è più un gesto legittimo, ma piuttosto un’azione sovversiva da contenere, frenare e fermare a ogni costo.
Reati di solidarietà: in Italia vietato aiutare i migranti
Tra i casi citati dal relatore speciale spicca l’Italia, dove ong e attivisti per i diritti dei migranti hanno subito processi e gravissime campagne di delegittimazione. Nell’agosto 2016, ad esempio, contro quattro attivisti del movimento No Borders fu emesso un foglio di via, che vietava loro l’ingresso in sedici comuni della provincia di Imperia per tre anni. La loro “colpa” era aver portato acqua e supporto a dei migranti a Ventimiglia.

La sentenza è stata poi annullata dal Tar, perché il tribunale ha riconosciuto che il foglio di via «lede il diritto a manifestare e limita la libertà di circolazione in maniera pregiudicante».

La criminalizzazione dei difensori rinforza lo stigma verso le persone in movimento e chi è solidale con loro. Come dice un attivista italiano citato da Forst, «criminalizzare la solidarietà rischia di promuovere, nell’opinione pubblica e nell’arena politica, l’indifferenza verso migranti e rifugiati, o posizioni razziste e nazionaliste».
Profughi: chi li aiuta favorirebbe traffico di esseri umani

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